Chi beve caffè per il gusto, per il rito o per il piacere della pausa si è sentito dire almeno una volta che il decaffeinato “non è vero caffè”. Il caffè, però, non è solo un “veicolo” di caffeina, ma una bevanda complessa fatta di tante molecole bioattive e di un suo caratteristico profilo sensoriale: berlo decaffeinato non è quindi per forza un compromesso al ribasso
Una domanda sorge però spontanea: cosa perdiamo, cosa conserviamo e cosa cambia davvero quando la caffeina viene rimossa? Quando ha senso berlo? E come scegliere un buon deca?
Cos’è il caffè decaffeinato
Il caffè decaffeinato è caffè a tutti gli effetti, ottenuto dagli stessi chicchi, semplicemente sottoposti a un processo che rimuove la maggior parte della caffeina. Non si tratta quindi di una bevanda “artificiale” o di un surrogato, ma di caffè vero e proprio. Attenzione però: “decaffeinato” non significa “senza caffeina”! Una piccola quota residua di questo alcaloide, di solito 1-3%, rimane sempre.
La decaffeinizzazione avviene sempre sul chicco verde, prima della tostatura, ed è un processo selettivo che mira a rimuovere la caffeina preservando il resto. I metodi più rilevanti oggi sono quelli ad acqua, con CO₂ supercritica e con solventi selettivi. La differenza tra questi approcci sta soprattutto nella capacità di conservare polifenoli, diterpeni e composti aromatici. Più il processo è delicato e selettivo, più il caffè finale assomiglia al suo equivalente non decaffeinato.
La decaffeinizzazione con solventi
Storicamente e tuttora, il metodo di decaffeinizzazione più diffuso a livello industriale è quello con solventi, in particolare diclorometano (DCM) e etil acetato. Il motivo è molto semplice: è economico, rapido, altamente efficiente e facilmente scalabile su grandi volumi. Questo lo rende ideale per l’industria di massa, soprattutto per caffè destinati alla grande distribuzione.
D’altra parte, è anche il metodo tecnicamente più “critico”, anche se non nel modo catastrofico che spesso si racconta: dopo l’estrazione i solventi vengono completamente eliminati per evaporazione e i residui finali sono largamente al di sotto dei limiti di sicurezza stabiliti da EFSA e FDA.
Dal punto di vista tossicologico, insomma, la decaffeinizzazione con solventi non rappresenta un problema reale. Il vero limite, invece, è che i solventi non estraggono solo caffeina, ma trascinano via anche una parte di composti aromatici: il profilo sensoriale tende dunque a risultare più piatto.
Le decaffeinizzazioni “pulite”
Negli ultimi anni, soprattutto nei segmenti di qualità medio-alta, stanno crescendo molto due procedure alternative: il metodo ad acqua (Swiss Water / Mountain Water) e il metodo con CO₂ supercritica.
Dal punto di vista scientifico e tecnologico, il metodo con CO₂ supercritica è il metodo più pulito e selettivo. La CO₂ supercritica estrae quasi esclusivamente la caffeina, non lascia residui (la CO₂ semplicemente evapora) e preserva molto bene polifenoli e composti aromatici volatili. Purtroppo si tratta di un metodo costoso che richiede impianti complessi: pur essendo il migliore in assoluto, si tratta quindi di un metodo poco diffuso, riservato soprattutto a caffè di grande di qualità.
Il miglior compromesso è rappresentato ad oggi dal metodo ad acqua, quello che, nella pratica, offre il miglior equilibrio tra qualità, sicurezza e accessibilità. In questo caso, la decaffeinizzazione utilizza solo acqua (osmosi/diffusione) e nessun solvente chimico. Comporta una leggera perdita aromatica, ma molto inferiore ai solventi, e garantisce un’ottima conservazione dei polifenoli. È molto usato nei caffè specialty, proprio perché apprezzato da chi cerca un decaffeinato di qualità.
Cosa cambia rispetto al caffè normale
Nel caffè decaffeinato la caffeina è ridotta di oltre il 95%, e con essa vengono drasticamente attenuati gli effetti stimolanti sul sistema nervoso centrale. Ansia, nervosismo, palpitazioni e interferenze con il sonno risultano molto meno probabili. Anche il potenziale di dipendenza e assuefazione si riduce in modo significativo. Rimane, al più, una micro-dose di caffeina con effetti biologici generalmente trascurabili.
Cosa non cambia (o cambia molto poco)
Abbiamo detto che il caffè non è solo caffeina: gran parte dei suoi benefici dipendono dai suoi polifenoli. E qui le notizie sono molto buone: questi fitocomposti protettivi non vengono eliminati dal processo di decaffeinizzazione se questo è ben condotto. Il caffè decaffeinato conserva quindi gran parte delle sue proprietà antiossidanti, e ancora di più se la decaffeinizzazione avviene senza solventi. Molti degli effetti protettivi attribuiti al caffè, perciò, come il miglioramento del metabolismo del glucosio e la riduzione del rischio di diabete di tipo 2, restano presenti anche nel deca.
Diterpeni e colesterolo
La decaffeinizzazione non rimuove i diterpeni, che sono molecole lipidiche presenti nella frazione oleosa del caffè. Di conseguenza, il loro impatto sul colesterolo dipende - esattamente come nel caffè normale - dal metodo di preparazione della bevanda: un caffè decaffeinato filtrato avrà livelli molto bassi di diterpeni, mentre moka, french press e turkish ne conterranno di più.
Decaffeinato e sostanze della tostatura
Il processo di decaffeinizzazione non aumenta la presenza di sostanze potenzialmente tossiche formate durante la tostatura. Anzi, in alcuni casi i livelli di acrilammide possono risultare leggermente inferiori. In ogni caso, le quantità presenti nella bevanda finale restano ampiamente al di sotto delle soglie di rischio.
Chi può trarre più beneficio dal decaffeinato
Il decaffeinato è particolarmente utile per chi è sensibile alla caffeina o soffre di ansia, insonnia, palpitazioni o reflusso gastroesofageo. È una scelta sensata in gravidanza e per chi assume farmaci che rallentano il metabolismo della caffeina. Può essere anche uno strumento intelligente per i forti bevitori che vogliono ridurre l’assunzione complessiva senza rinunciare al rito del caffè.
Gap sensoriale: un mito da ridimensionare
È vero che per molti anni il caffè decaffeinato ha avuto una cattiva reputazione sul piano sensoriale. Questo dipendeva però dal fatto che veniva prodotto a partire materie prime scadenti e utilizzando processi di estrazione molti aggressivi. Oggi, grazie al miglioramento qualitativo dei chicchi utilizzati e all’utilizzo di tecnologie più moderne e rispettose del profilo sensoriale, la differenza di gusto rispetto al caffè normale si è molto ridotta, anche nel caso della decaffeinizzazione con solventi. Nel caso di caffè filtro preparati con decaffeinati ad acqua o CO₂, poi, diventa quasi impossibile distinguerli dagli equivalenti caffeinati.
Conclusione
Insomma, il decaffeinato può trovare il suo senso nel contesto di un consumo più consapevole e flessibile di caffè. Può essere alternato al caffè normale, usato nel pomeriggio o alla sera, o semplicemente scelto per il piacere della bevanda. Aiuta a separare l’esperienza sensoriale e sociale del caffè dal vivere la bevanda semplicemente come un “veicolo” di caffeina. In questo senso, non toglie nulla al caffè: semmai amplia le possibilità di goderne. D’altra parte, considerato che parte dei benefici del caffè sono dovuti proprio alla sua caffeina, coloro che ne fanno un consumo moderato e che non sperimentano effetti collaterali dall’assunzione di caffeina, non hanno alcuna ragione per preferire un decaffeinato rispetto a un caffè normale.