Fa male mangiare la pelle del pollo allo spiedo?

risponde il nutrizionista

Croccante, saporita e deliziosa… la pelle del pollo arrosto o allo spiedo fa gola a moltissime persone! Ma preoccupandosi dei grassi e delle calorie extra, molti la eliminano seppure a malincuore…

Ecco una buona notizia: la pelle croccante del pollo arrosto si può mangiare senza sentirsi troppo in colpa!

Non è tutto grasso

La pelle degli animali contiene soprattutto collagene, che non è un grasso ma una proteina! Il collagene è responsabile di quella consistenza gelatinosa che molti scambiano per grasso, anche ad esempio nei nervetti o nelle cotiche.
Anche se come proteina è incompleta perché carente di vari amminoacidi essenziali, il collagene è implicato nella salute delle articolazioni, della pelle, delle unghie e dei capelli.

Molto grasso è stato perso

Certo, se si guardano le tabelle di composizione degli alimenti, la pelle del pollo ha molti grassi. Ma qui sta il trucco: se la pelle del pollo è diventata croccante, dopo la cottura allo spiedo o arrosto, significa che ha perso buona parte dei suoi grassi, che si sono fusi durante la cottura e sono percolati sulla leccarda del forno. Risultato? Nel nostro pollo ci saranno molti meno grassi di quelli conteggiati nelle tabelle.

Ottimi grassi monoinsaturi

E i grassi che rimangono? A fronte di poche calorie in più, circa 50 a porzione, la pelle del pollo contiene ottimi grassi e in particolare il monoinsaturo acido oleico, lo stesso che tanto apprezziamo nell’olio d’oliva e che, come è noto, è protettivo nei confronti del nostro sistema cardiovascolare e ci aiuta a migliorare il colesterolo nel sangue.

Quando è meglio evitare?

Se la pelle del pollo è carbonizzata, è meglio non mangiarla perché ha accumulato composti cancerogeni. Ma se la pelle è carbonizzata, significa che quel pollo è stato cotto troppo a lungo e male… meglio comprarne un altro, o perfezionare tempi e temperature di cottura!

Come sempre, con moderazione

Come tutte le carni, anche il pollo deve essere consumato con moderazione nel contesto di una dieta equilibrata, insieme ad abbondante verdura, e conteggiato in quelle 2-3 porzioni di carne settimanali che si raccomanda di non superare ai non vegetariani.

di Stefano Vendrame
Nutrizionista, Fulbright Scholar,
Dottore di Ricerca in Scienze della Nutrizione







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