È vero che la liquirizia alza la pressione?

il blog del nutrizionista

La radice di liquirizia (Glycyrrhiza glabra), pianta nativa del sudest asiatico, è nota fin dall’antichità per il suo particolare sapore dolce e aromatico - il nome glycyrrhiza deriva dal greco e significa appunto ‘radice dolce’.

Tale proprietà è dovuta alla presenza di una particolare saponina chiamata glicirrizina, o acido glicirrizico, che ha una dolcezza tra 50 e 150 volte superiore a quella dello zucchero da tavola.

La stessa molecola, tuttavia, è spesso indicata come agente ipertensivo, in grado di aumentare la pressione del sangue. Si tratta di un’accusa fondata?


Sì, ma l’effetto risulta evidente solo a dosi elevate

Il componente attivo della liquirizia, l’acido glicirrizico, svolge un’attività biologica inibitoria a livello del sistema renina-angiotensina-aldosterone, provocando una perdita netta di potassio e un aumento della pressione sanguigna.
Per questo, il consumo frequente e regolare di alte dosi di liquirizia causa una intossicazione chiamata ‘glicirriizismo’, con effetti potenzialmente molto gravi. In un articolo pubblicato sul British Medical Journal nel 1977 (Cardiac arrest due to liquoriceinduced hypokalaemia), Bannister e colleghi riportarono il caso di un arresto cardiaco conseguente a ipokaliemia, in una signora di 58 anni che mangiava quasi 2 chili di caramelle alla liquirizia ogni settimana.

Prima di arrivare a tali estremi, sintomi clinici di glicirrizismo sono severa ipertensione arteriosa, ipokaliemia con alcalosi, ritenzione di sodio con edema, aritmie cardiache e disturbi muscolari. Secondo Isbrucker e colleghi, tale sindrome può cominciare a manifestarsi con livelli di consumo intorno ai 100 g di liquirizia al giorno, e si risolve gradualmente semplicemente interrompendo l’assunzione di tale alimento (Risk and safety assessment on the consumption of licorice root, its extract and powder as a food ingredient, with emphasis on the pharmacology and toxicology of glycyrrhizin, Regul Toxicol Pharmacol, 2006).

Attività protettive

Come sempre, esiste anche un’altra faccia della medaglia. La glicirrizina, infatti, è anche nota per le sue proprietà antivirali, tanto che in Giappone è stata testata come farmaco per ridurre il rischio di cancro al fegato nei pazienti affetti da epatite C. A tale proposito, si vedano i lavori di Fiore et al. (Antiviral effects of Glycyrrhiza species, Phytotherapy Research, 2008) e Arase et al. (The long term efficacy of glycyrrhizin in chronic hepatitis C patients, Cancer, 2000).


Proprietà tecnologiche

Oltre all’attività edulcorante, che permette di ridurre l’utilizzo di zucchero aggiunto alle preparazioni a base di liquirizia, la glicirrizina ha anche proprietà emulsificanti e facilita la formazione di gel, entrambe proprietà tecnologiche molto utili nelle preparazioni dolciarie. I suoi estratti (in genere sciroppi o polvere) vanno anche rapidamente incontro a reazioni di imbrunimento che conferiscono una colorazione marrone-scuro o nera alle preparazioni stesse. Oltre che per la preparazione di caramelle e dolci, è spesso usata anche per scurire e aromatizzare le birre e il tabacco destinato alla produzione di sigari.

Conclusione

Una caramella di liquirizia ogni tanto non produce alcun effetto rilevante e può essere tranquillamente mangiata anche da chi ha problemi di pressione alta. Tuttavia, i soggetti ipertesi devono astenersi dal consumo frequente e regolare di tale alimento. Infine, chi fa un consumo abbondante di liquirizia e dovesse riscontrare sintomi di glicirrizismo, deve immediatamente sospenderne il consumo.

di Stefano Vendrame
Nutrizionista, Fulbright Scholar,
Dottore di Ricerca in Scienze della Nutrizione






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